Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di intelligenza artificiale, automazione e futuro del lavoro. Il problema? Se ne parla in maniera poco veritiera, portando avanti un racconto che vede sempre l’IA come il nemico, un qualcosa che andrà a sostituire le persone, soffiando loro in lavoro da sotto al naso. Si tratta di una narrazione fin troppo semplicistica, che però funziona in quanto fa leva su qualcosa di molto umano: il bisogno di prevedere cosa accadrà e di difendersi in anticipo.
Tuttavia, questa versione rischia di essere piuttosto limitante nelle mani di una persona che sta cercando di capire che direzione prendere, cosa studiare, dove investire le proprie energie (e i propri soldi) - insomma, come orientarsi.
É vero, l’IA sta avendo un forte impatto sul mondo delle professioni, ma questa è solo una mezza verità. Il lavoro non sta scomparendo, si sta evolvendo. Non stiamo assistendo semplicemente a professioni che nascono o muoiono, stiamo vivendo una fase in cui i ruoli stessi cambiano forma mentre esistono. Le competenze si spostano, si combinano, diventano trasversali, i confini tra lavori diversi si fanno più sfumati, i percorsi non sono più lineari, ma fatti di passaggi, adattamenti, evoluzioni.
Questo crea una condizione nuova: non stai più scegliendo “un lavoro” nel senso tradizionale del termine. Stai entrando in un sistema in movimento, dove quello che impari oggi potrebbe trasformarsi - o dover essere reinterpretato - già domani.
Ed è qui che entra in gioco l’orientamento.
Per molto tempo abbiamo pensato all’orientamento come a una scelta giusta da individuare: il percorso di studi corretto, la professione più adatta, la strada da seguire. Un momento preciso, se non addirittura definitivo. Oggi, invece, orientarsi non significa trovare una risposta valida per sempre, quanto sviluppare un modo per stare dentro il cambiamento.
Ma cosa significa nel concreto?
Significa che a cambiare non è (solo) il lavoro, ma il modo in cui ci si posiziona al suo interno.
In un contesto in continuo movimento, è ormai impensabile basare le proprie scelte su presunti “punti fermi” (e posti fissi) che stanno al mondo del lavoro attuale quanto un floppy disk sta alla tecnologia del 2026. Che ci piaccia o meno, la tecnologia fa parte della nostra epoca e con essa l’intelligenza artificiale.
Ma allora perché non imparare a sfruttarla a nostro favore anziché additarla come nemica?
I modelli di IA generativa, ossia quei modelli capaci di creare contenuti a partire da semplici comandi testuali, si stanno già dimostrando utili in tal senso. Applicati al mondo del lavoro e dell’orientamento possono, ad esempio, aiutarti a preparare un colloquio: ti permettono di esercitarti, migliorare le risposte e anticipare le domande più comuni.
Un supporto concreto che riduce l’ansia da prestazione, soprattutto per chi è alle prime esperienze, come neolaureati/neodiplomati, o per chi, dopo anni, vuole rimettersi in gioco.
Attenzione: l’intelligenza artificiale NON sostituisce un orientatore umano.
L’orientamento professionale, noi di Mia Academy lo sappiamo bene, si basa su umanità ed empatia, sul costruire insieme un percorso che porti la persona a delle scelte consapevoli che partono dalla valorizzazione delle proprie esperienza, dalla riscoperta delle proprie passioni, attitudini e competenze.
Quindi NO, l’IA non può sostituire il contatto con un orientatore professionista, ma può certamente affiancarlo - non è il cambiamento continuo a spaventarci, ma la paura di essere lasciati indietro. Ed è proprio in questa trasformazione costante che si gioca la partita dell’orientamento.
Nelle prossime settimane approfondiremo il ruolo della componente umana nel lavoro e come orientarsi nell’era dell’IA.